Una rappresentazione del blocco dello scrittore del pittore russo Leonid Pasternak (1862 – 1945)
Se c'è un cosa che accomuna varie fasi della mia vita a partire dal liceo, beh quella è la Scrittura. Iniziai come molti a scrivere sui blog di myspace, msn e similia credo intorno ai 16 anni. Da allora praticamente non ho mai smesso, cambiando sciuramente la forma e parte dei contenuti, ma ho sempre trovato anche solo un angolino del mio tempo da dedicare alla scrittura. Credo sia nato tutto con i temi di Italiano fin dalle Elementari. Era il momento più bello della mia vita da studente e lo è stato anche per le Medie e le Superiori. Il Tema è sempre stato il momento in cui potevo effettivamente esprimermi a pieno, senza eccessivi paletti o con la paura di non farmi capire. Non mi interessava essere giudicato o che, non avevo quella paura, ma bensì la terribile angoscia di non poter dire ciò che pensavo.

Sono cresciuto insieme a tanti adulti e già solo questo dovrebbe far capire che tipo di persona (ragazzino) fossi. Come se non bastasse ero circondato da persone particolari, da artisti, attori, registi, musicisti, parenti un po' matti (come avrei avuto modo di scoprire in seguito). Per me la condizione di “giovane e piccolo studente” era di un peso enorme. Come potevo passare dal discutere di Shakespeare ed Eduardo la sera a “hai visto le zizze di quella su Italia 1?” al mattino? Fantasticavo già di fare il regista, di inventarmi storie e film in particolare sul mio mito, su Batman, con dovizia di archi narrativi e snodi importanti nella trama. Ma soprattutto mi paiceva fare il fantacasting, avendo a disposizione tutto quel parterre di attori giovani e grandi veterani del palco. Io ho sempre immaginato, creato storie e in qualche modo dovevo sfogare quella creatività.
Ed ecco quindi l'occasione data dal Tema di Italiano. Mi piaceva soprattutto l'idea di sorprendere gli adulti di turno, di fargli capire che “non ero come gli altri” (spoiler: ero esattamente come tutti, quindi diverso). Cercavo di infilare pensieri politici, termini altisonanti, costruzioni complesse, un po' per stupire e un po' per sfidare quasi quell'istituzione che navigavo con tranquillità, essendo stato da sempre uno studente attento, ma soprattutto tanto paraculo. A posteriori devo solo benedire le scuole che ho fatto (tranne il liceo), perché senza che me ne accorgessi mi avevano dato sia gli strumenti per esprimermi che uno spazio sicuro in cui crescere. Ora, da professore del Liceo, leggendo alcuni scritti dei miei studenti, mi rendo ulteriormente conto di quanto importanti siano le scuole nei primi anni della nostra vita (al Liceo sei ormai cotto, sappiatelo, ciò che è fatto è fatto, con le dovute eccezioni).
E quindi, attraversai il liceo gustandomi questi rari momenti in cui potevo esprimermi, aggiungendo queste chicche dei blog per poter effettivamente dare libero sfogo a pensieri a volte troppo affettati e alla ricerca di un proprio spazio, di una tribù di riferimento (insomma, ero un liceale in tutto e per tutto, ma non lo sapevo). Avendo però scoperto la musica in quegli anni è stata sopratuttto la scrittura di testi per le mie canzoni ad aver nutrito quei tediosi pomeriggi adolescenziali e gran parte della mia vita da universitario. Mi piaceva soprattutto quella parte del mio essere musicista, insieme alle serate, all'evento, a quel “unico grande Rock-show che cambierà il mondo”. Quando scrivevo i miei testi immaginavo storie, personaggi, cercavo di dare un senso, una morale a volte, pur rimanendo in un ambito mooooooooooooolto derivativo. Ma mi era chiara questa cosa, questa immaginazione visiva, fatta di personaggi e le loro storie, di mondi. Avevo da poco riscoperto la passione per il fumetto, che avevo nutrito ampiamente da bambino con i Topolino, ma soprattutto con le bellissime serie su PK, ad oggi vero e proprio capolavoro inarrivabile dell'editoria italiana del fumetto. Mi stavo in sostanza immergendo nuovamente nelle storie di Batman, grande costante della mia vita, e insieme alle sue a tutte quelle dei vari pantheon supereroistici di Marvel e Dc. Ero e sono appassionato di serie tv e con l'università lo divenni anche del Cinema, in particolare dei grandi autori. Dalla musica e dai fumetti stavo mutuando quindi un approccio alla scrittura basato sul world building, una roba che ancora adesso mi costringe a fare un continuo start & stop sui progetti.

E sì, perché sto titolo mica è messo a caso. Scrivere per me è una cosa davvero dolorosissima. Sono sempre stato uno di quegli autori dalle idee facili, ma che necessitano di una buona percentuale di “green light” per poter continuare un progetto o portarlo al termine. Quando scrissi le mie due tesi ero davvero un fiume in piena, forse proprio perché avevo chiaro un obiettivo, un termine entro il quale dare il meglio che avevo. Con le mie storie è diverso, soprattutto quando mi albergano per lungo tempo. Non ho mai finito di scrivere un lungo tutto mio proprio per questo, quasi come se non potessi mettere la parola FINE (per gli analisti da strapazzo: risparmiateci, non c'è niente che non abbia già affrontato in analisi😉). Ad esempio con Corduroy, il mio primo cortometraggio, nacque tutto da un'immagine, nitida, chiara, stracolma di significati e da quel titolo che (in maniera troppo criptica, lo ammetto, grave errore di gioventù) voleva richiamare a tutto il mio universo di cultura musicale e non. Ma per tornare al tema al centro di questo blog, ogni singola storia che ho portato a termine mi è costata una fatica enorme. Spesso mi chiedo se ne valga la pena, perché davvero ci sono momenti che non trovo niente di questo processo piacevole. Per capirci, mi sento come se stessi provando a sezionare e strappare una parte del mio cuore per darlo in pasto a voi simpatici e spesso assenti spettatori (per chi ha visto il mio primo corto sa benissimo di cosa parlo).
“Ma quindi che vuoi dire con sto blog?” E io che ne so, impaziente lettore, è proprio questo il punto. Sono in una fase in cui sto cercando di capire come ritrovare quella gioia, quel friccicore nel mettermi a scrivere, quella consapevolezza di avere uno spazio in cui esprimermi, che altro non è se non un simulacro di ciò che provavo da ragazzino durante i compiti in classe. Sono stato un lettore pigro, poi un grande appassionato e ancora adesso (di nuovo) faccio fatica a trovare il tempo e la voglia di mettermi a leggere. Vale lo stesso per la scrittura. Stephen King mi folgorò, durante gli anni universitari, insieme a una nuova impronoticabile passione per i saggi relativi alle forme d'arte che amo e alle biografie. Ma adesso anche la lettura sta diventando faticosa, non c'è tempo, non c'è spazio, non c'è un FINE.
Un'altra cosa che mi addolora molto e che forse non trova abbastanza spazio o la dovuta forma nel mio quotidiano, è quanto male scrivano molti dei miei studenti. Non so, quasi la prendo sul personale (pur non avendo particolari colpe, vista il punto nel loro percorso scolastico in cui ci incontriamo), ma vorrei poter trasmettere quanto importanti siano stati quei momenti di restituzione, di scrittura creativa o meno che sia, e quanto importanti possano essere anche per loro. Io passerei tutte le ore di lezione a scrivere, a far scrivere e a leggere ciò che abbiamo da dire e da dirci, questo voglio che lo sappiate (diretto, nella speranza che mi leggano).
Io spero e credo che questo blog, nei limiti di questa forma, possa comunque rappresentare qualcosa che faccio per me, a prescindere da risultati, numeri, possibilità di lavoro, di progetti e cose così. Vorrei in sostanza tornare a divertirmi, ad esprimermi, perché senza davvero tutto questo teatrino non ha alcun motivo di esistere.
Mi piace pensare che dall'altro lato ci possa essere qualcuno disposto a investire il proprio tempo nel leggermi, nel cerca di capirmi, ma devo essere sincero: questa volta NO! Basta! Voglio scrivere questa roba per me e se ti/vi piacerà allora tanto meglio.
Non abbiamo il lusso di addolorarci ulteriormente e quindi VIVA LA SCRITTURA e VIVA LA LETTURA!




